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 Cronometri da Marina

 


Una bella collezione di cronometri di marina di varia epoca e marca.

Tutti funzionanti e perfetti.

Per ogni cronometro attestiamo l'epoca la provenienza e l'originalità.

L'origine del cronometro da marina risale al Settecento ed è strettamente legata alla necessità di conoscere la longitudine in mare, elemento essenziale per avere il controllo della rotta e navigare in sicurezza. Per determinare tale misura, infatti, bisognava disporre di un'indicazione oraria il più possibile precisa, un compito pressoché irraggiungibile dagli strumenti di misurazione del tempo in uso all'epoca., quali le clessidre: (un errore di solo due minuti poteva mettere la nave fuori rotta di 30 miglia) Tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento - si verificarono gravi incidenti durante i quali furono perdute molte navi inglesi per l'impossibilità di determinare con sicurezza la loro posizione. Il più grave avvenne nel 1707, quando morirono oltre duemila uomini nel naufragio di quattro navi militari lungo le coste delle isole Scilly, al largo della Cornovaglia. Tale incidente spinse il Parlamento inglese ad emanare, il 16 giugno 1714, il cosiddetto "Longitude Act", che prevedeva una straordinaria ricompensa in denaro per chi avesse risolto il problema della determinazione della longitudine in mare. Inutile dire che furono in molti a rispondere all'appello del Parlamento inglese, in alcuni casi con proposte che con la scienza avevano ben poco a che fare. Tra tutti John Harrison, un carpentiere autodidatta dello Yorkshire, che nel 1735 il primo modello di un orologio (pesante oltre trenta chili), che continuerà a migliorare per oltre 30 anni. Nel 1761 il figlio di Harrison intraprese un viaggio di prova fino a Giamaica, avendo con s$egrave; il cosiddetto Harrison N.4, il quarto prototipo sviluppato dall'originale. Dopo 81 giorni di navigazione il cronometro aveva solo cinque secondi di ritardo! Un duplicato di questo modello, costruito da Larcum, fu poi utilizzato da James Cook nel suo secondo viaggio, che durò dal 1772 al 1775: dopo tre anni di navigazione il ritardo segnato era di soli sette minuti e quarantacinque secondi. Sulla stessa linea dell'invenzione di Harrison gli orologi messi a punto dopo la metà del Settecento dal francese Pierre Le Roy e dallo svizzero Ferdinand Berthoud, entrambi sperimentati con successo nel 1767.

 





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